Cerca

Come trattare l’allergia agli acari

Allontanamento o eliminazione allergeni (bonifica ambientale)

Nella lotta agli acari della polvere, un’accurata bonifica ambientale è la prima strategia da mettere in pratica. La bonifica si basa sull’eliminazione di tappeti e moquette, la rimozione accurata della polvere dai mobili e l’aerazione frequente degli ambienti, specie nella camera da letto dove la respirazione e la sudorazione notturna aumentano l’umidità.

L’umidità può essere un fattore negativo anche perché può causare la proliferazione di muffe, a cui alcune persone predisposte possono diventare a propria volte allergiche.

Inoltre, è importante rimuovere i tendaggi o sostituirli con tende di materiale lavabile e l’eliminazione di potenziali ricettacoli di polvere quali peluche, cuscini superflui, piante, scaffali di libri e l’eccesso di indumenti inutilizzati negli armadi.

Di particolare rilievo sono le misure che riguardano il letto, luogo dove si riscontra la proliferazione maggiore di acari. Tra questi, è consigliabile la sostituzione dei materassi e dei cuscini di lana con altri in materiali “moderni” come il lattice, il memory foam o il poliuretano espanso, composti chimici che generano all’interno maggiore densità e vischiosità che non consente agli acari di proliferare all’interno della loro struttura.

In ogni caso, è comunque importante rinnovare periodicamente i materassi, i cuscini e le federe. Inoltre è indicato esporli periodicamente all’aria. Infine è consigliabile lavare bisettimanalmente la biancheria da letto ad alta temperatura.

Di grande utilità è anche l’impiego di acaricidi e denaturanti degli allergeni da vaporizzare, periodicamente, sui tappeti, sulla moquette e sui materiali di imbottitura. Possono essere utili anche i depuratori d’aria, di cui però è importante la manutenzione ricorrente dei filtri, e gli ionizzatori.

Immunoterapia allergene specifica: cos’è, come funziona, dove interviene

L’immunoterapia allergene specifica (o AIT, dalla definizione inglese di Allergen ImmunoTherapy), conosciuta in maniera impropria come “vaccino antiallergico” è l’unico trattamento che può modificare favorevolmente la storia naturale delle allergie.

Mentre i farmaci normalmente impiegati agiscono, di fatto, con un beneficio momentaneo sui sintomi, alleviandoli e permettendo una convivenza con l’allergia, essi non hanno alcun effetto preventivo sul ripresentarsi degli stessi ogni volta che il soggetto viene a contatto con l’allergene scatenante. Al contrario, l’immunoterapia determina l’induzione della tolleranza all’allergene. Il concetto di tolleranza è molto semplice da comprendere, se ci considera che si tratta della condizione più frequente per il sistema immunitario che incontra l’allergene. Le persone non allergiche nonostante tutto sono ancora più numerose di quelle allergiche, e sono tali appunto perché hanno una corretta tolleranza all’allergene.

Fare l’immunoterapia (o “vaccino”) per l’allergia vuol dire ricondurre il sistema immune del paziente alla normalità. E questa normalità, si noti bene, a differenza da quanto si sente dire molto spesso, non è una condizione di “potenziamento”, ma viceversa di “spegnimento” del sistema immune troppo attivo (non tollerante) della persona allergica.  Essere allergici vuol dire reagire troppo, non vuol dire “non reagire abbastanza” agli allergeni. Fare l’immunoterapia (o “vaccino per le allergie”) vuol dire riportare la reazione ai livelli dei non allergici, ovvero rendere gli allergici tolleranti agli allergeni

L’immunoterapia, dopo un tempo adeguato, cambia le cose in modo permanente, e il paziente non avrà più gli stessi problemi quando sarà esposto all’allergene

L’AIT consiste nella somministrazione di un estratto allergenico così da indurne la tolleranza e migliorare i sintomi al successivo incontro.

L’immunoterapia (AIT) può essere di due tipi:

  • Sublinguale (o SLIT, SubLingual ImmunoTherapy): l’allergene viene somministrato sotto forma di compresse (tablet) o di gocce, viene trattenuto almeno un minuto in bocca (all’incirca sotto la lingua) e poi deglutito. Questa tipologia di somministrazione, spesso giornaliera, ha il vantaggio di poter venire effettuata a casa e di evitare le iniezioni, cosa particolarmente gradita dai bambini e da quelle persone, giovani e anziane, che non possono recarsi frequentemente in un centro specialistico. Di contro, necessita aderenza quotidiana alla terapia, ovvero il soggetto non deve scordarsi di assumente il farmaco.
  • Sottocutanea (o SCIT, SubCutaneous ImmunoTherapy): l’allergene è iniettato sottocute, solitamente sul braccio, in dosi crescenti fino al raggiungimento della dose massima, che può variare a seconda della reattività del paziente e a seconda del preparato, con cadenza inizialmente settimanale (fase di induzione) e poi mensile (fase di mantenimento). In questo tipo di trattamento, il paziente deve recarsi da un medico per l’iniezione, per lo più in una struttura ospedaliera

Sia nel caso della SLIT che della SCIT, il ciclo di trattamento solitamente dura per un arco di tempo che va da un minimo di 3 anni e fino i 5 anni complessivi, affinché il beneficio clinico ottenuto possa mantenersi anche dopo la sospensione.

Per entrambe le tipologie di AIT sono riportati effetti collaterali, come ad esempio sintomi dovuti a reazioni locali come prurito nel punto di iniezione (SCIT) o prurito in bocca (SLIT). Se necessario, lo specialista allergologo effettua aggiustamenti della dose da somministrare.

Trattamento sintomatico

Sebbene il primo consiglio per controllare l’allergia agli acari della polvere sia quello di cercare di limitare l’esposizione attraverso la bonifica ambientale, è impossibile eliminare completamente e permanentemente gli acari. Le persone allergiche possono usufruire di trattamenti farmacologici che hanno la capacità di mitigare i sintomi, permettendo una convivenza con l’allergia pur non curandone le cause.

Il medico di base o l’allergologo specialista possono consigliare tra:

  • Gli antistaminici, in grado di alleviare i sintomi come rinite, lacrimazione, starnuti e prurito, inibendo l’effetto infiammatorio dell’istamina. Possono essere prescritti come compresse, in forma di spray nasali o di colliri per la congiuntivite. Gli antistaminici sono generalmente ben tollerati, ma tra gli effetti collaterali più comuni vi sono la spossatezza e la sonnolenza.
  • I corticosteroidi, o cortisonici, hanno effetto antinfiammatorio. Sono disponibili per la rinite sotto forma di spray nasali e per l’asma come polveri o sospensioni nebulizzate per inalazione, note come “puff”. L’assorbimento dei cortisonici (detti anche “steroidi”) per inalazione è minimo, rispetto ai cortisonici presi per bocca, per cui questi farmaci possono essere assunti per lunghi periodi senza temere i tipici effetti collaterali. È molto diffuso tra i pazienti il timore degli effetti collaterali dei cortisonici mentre altri, in un numero molto più limitato, tendono ad usarli al posto degli altri farmaci disponibili in quanto sono indubbiamente molto efficaci. Si tratto di farmaci da utilizzare sotto controllo medico, non disponibili come farmaci da banco, ovvero non sono disponibili senza ricetta.
  • Le irrigazioni nasali con soluzione fisiologica, che mantengono idratate le mucose, riducendo così il contatto con l’istamina e altri agenti irritanti generati in risposta dalla reazione allergica.

Reference

Lee YJ, Han SJ, Lee H, Kim JS, Seo KY. Development of Allergic Conjunctivitis Induced by House Dust Mite Extract From Dermatophagoides pteronyssinus. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2016 Apr;57(4):1773-81. doi: 10.1167/iovs.15-17340. PMID: 27074380.

https://www.aao.org/eyenet/article/ocular-allergies-fight-mite

Bożek, A., Kołodziejczyk, K., Kozłowska, R. et al. Evidence of the efficacy and safety of house dust mite subcutaneous immunotherapy in elderly allergic rhinitis patients: a randomized, double-blind placebo-controlled trial. Clin Transl Allergy 7, 43 (2017). https://doi.org/10.1186/s13601-017-0180-9

Bousquet J, Lockey R, Malling HJ. Allergen immunotherapy; therapeutic vaccines for allergic diseases—a WHO position paper. J Allergy Clin Immunol. 1998;102:558–62.Return to ref 3 in article

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Telegram